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mercoledì 10 aprile 2013

Dis/Continuità del Futurismo (mostra, Roma - 11-12 aprile 2013)

L’esposizione comprende libri, riviste, manifesti, fotografie e altro materiale documentario futurista e post-futurista, dalla fondazione del movimento ai nostri giorni.
Tre le sezioni in cui si articola:

1. Il Futurismo 1909-1944: dalla fondazione alla morte del fondatore
2. Il Futurismo dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta: l'eredità nell’era radiotelevisiva
3. Nuovi Futurismi dagli anni Ottanta ad oggi: l'attualità nella rivoluzione digitale

L’esposizione propone una nuova periodizzazione dell’arcipelago futurista, individuando due cesure fondamentali. La prima è il 1944, anno della morte del fondatore Marinetti, che, venendo a coincidere grosso modo con la fine del secondo conflitto mondiale e quindi del ventennio fascista, segna non solo l’esaurirsi del Futurismo come movimento organizzato, ma anche l’inizio del periodo della damnatio memoriae. Negli anni del secondo dopoguerra restano attivi molti futuristi (Gerardo Dottori, Tullio Crali, Mino delle Site, Sante Monachesi, Antonio Marasco, Osvaldo Peruzzi, Alessandro Bruschetti, etc.), ma questi non sono più in grado di essere un gruppo compatto. Con il passare degli anni i primi storici e critici (Calvesi, Crispolti, De Maria, Tallarico, Antonucci, Verdone etc.) iniziano a riscoprire l’importanza del Futurismo, mentre nel 1967 moltissimi dei futuristi ancora viventi si riconoscono nella dichiarazione “Futurismo Oggi”, in cui si legge: «Il futurismo è – in primo luogo – un’idea, non soltanto la raccolta di una stupenda serie di opere ed intuizioni. Un’idea nata alla vita con il primo manifesto di F.T. Marinetti. Un modo di pensiero vivo sempre attuale a livello di qualunque età: nel 1910, nel 1920, nel 1940, nel 1960 ed oltre». E quindi: «Il futurismo non può essere considerato soltanto come un movimento di avanguardia delle arti plastiche e circoscritto in un determinato periodo di tempo. Esso è una concezione rivoluzionaria in continuo rinnovamento perché si fonda, appunto, sul divenire delle cose e delle idee». Questi “futuristi di metà secolo” vivono in piena epoca radiotelevisiva, ma anche nell’epoca delle esplorazioni spaziali. La seconda cesura è utile collocarla a metà degli anni Ottanta e più precisamente nel 1986, anno della grande mostra veneziana “Futurismo & Futurismi” a Palazzo Grassi, in cui il Futurismo per la prima volta dalla morte di Marinetti ottiene una notevolissima visibilità mediatica. Ma questa data, a metà degli anni Ottanta, costituisce uno snodo cruciale non solo dal punto di vista della critica e della storia dell’arte: da lì a qualche anno, infatti, sarebbe cessata l’attività degli ultimi futuristi che avevano conosciuto Marinetti, e comunque nessuno di loro sarebbe riuscito a farsi interprete della nuova rivoluzione tecnologica che stava muovendo i primi passi proprio in quegli anni. Con il nuovo millennio, una nuova sensibilità futurista, profondamente legata all’evoluzione dei media digitali, si manifesta in gruppi e movimenti (Net.Futurismo, Transumanesimo, etc.) attivi prevalentemente sulla rete globale, portando avanti, pur nella discontinuità, l’ideologia e la poetica nate nel 1909.

I documenti sono stati gentilmente prestati da: Archivio Carlo Erba, Collezione Luce Marinetti, Archivio Tallarico, Archivio Saccoccio, Novecento di Massimiliano Vittori, Archivio Conte, Archivio Guerra, Archivio Balice.

Antonio Saccoccio





mercoledì 3 aprile 2013

Patrizio Ceccagnoli - Marinetti ritrovato: Venezia, Ruskin e la «pupattola»


Patrizio Ceccagnoli, University of Massachusetts Amherst
Marinetti ritrovato: Venezia, Ruskin e la «pupattola»

ABSTRACT

In aperta polemica con John Ruskin, Marinetti scrisse: «Ruskin avrebbe certamente applaudito quei passatisti veneziani che hanno voluto ricostruire l’assurdo campanile di San Marco, come se si trattasse di offrire a una bimba che avesse perduta la sua nonna, una pupattola di cartone e di stoffa destinata a sostituire la defunta». Il brano è estratto dal Discorso futurista agli Inglesi del giugno 1910. Nel luglio dello stesso anno, i futuristi gettarono dalla Torre dell’Orologio migliaia di copie del manifesto Contro Venezia passatista, mentre, sempre nel 1910, usciva finalmente la versione italiana delle Pietre di Venezia. Partendo dal Marinetti recentemente “ritrovato” con la pubblicazione postuma del romanzo Venezianella e Studentaccio, questo contributo si propone di indagare l’attualità dell’atteggiamento futurista nei confronti del passato incarnato nell’architettura di Venezia a cui Ruskin aveva eretto un monumento perenne in lingua inglese.

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Laureatosi all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sul ciclo fiorentino di Leopardi, Patrizio Ceccagnoli ha conseguito Master e Ph.D. in Italian Studies alla Columbia University di New York con una tesi sull’ultimo Marinetti. Oltre che alla Columbia, ha insegnato alla Fordham University e all’University of Massachusetts ad Amherst, dove attualmente lavora. Ceccagnoli ha curato l’edizione critica di un inedito marinettiano Il Poema di Fiume (L’Ellisse, V, 2010). Con Paolo Valesio, ha da poco pubblicato presso gli Oscar Mondadori la prima edizione del romanzo marinettiano Venezianella e Studentaccio. È da anni redattore della rivista Italian Poetry Review. In collaborazione con la poetessa Susan Stewart, ha tradotto in inglese le ultime raccolte di Milo De Angelis, Theme of Farewell and After-Poems, in uscita ad aprile presso la University of Chicago Press.

lunedì 1 aprile 2013

Andrea Baffoni - Purilumetria e Agrà. Continuità futurista ed esiti aeropittorici negli anni delle conquiste spaziali


Andrea Baffoni (Università degli studi di Perugia)
Purilumetria e Agrà. Continuità futurista ed esiti aeropittorici negli anni delle conquiste spaziali

ABSTRACT

Parlare di “eredità del Futurismo” significa chiedersi quanto i consueti limiti cronologici applicati, e più volte riconsiderati, dalla storiografia siano validi per un movimento come quello marinettiano che esordì predicando l’annullamento del tempo e della storia, e l’unità tra presente e futuro in nome dell’evoluzione tecnologica. Già nel manifesto di fondazione, 1909, Marinetti tracciava le fondamentali linee guida del movimento lasciando un vero e proprio testamento spirituale che oltrepassava se stesso per volgersi a un indefinito futuro eccitato dall’incalzante evoluzione tecnologica. Da questo al manifesto dell’aeropittura del 1931, passando attraverso la ricostruzione futurista dell’universo e l’arte meccanica, la lunga stagione del futurismo esalta a più riprese le conquiste tecnologiche dell’uomo contemporaneo spingendo la propria ispirazione sempre più in alto, fino a voler oltrepassare i limiti terrestri come predicato da Prampolini in Aeropittura e superamento terrestre. Con la morte di Marinetti il Futurismo storicamente si ferma, eppure l’evoluzione tecnologica compie ulteriori, stupefacenti, passi in avanti, e come egli stesso aveva scritto nel 1909 parlando di “eterna velocità onnipresente”, i futuristi ancora in vita colgono tali novità superando l’empasse storica e negli anni delle conquiste spaziali, quando quel cosmo solo ipotizzato da Prampolini viene realmente invaso dall’uomo, nascono, a metà anni sessanta, due nuove tendenze futuriste: Agrà di Sante Monachesi, e la pittura purilumetrica di Alessandro Bruschetti. Da esse nuove generazioni futuriste si sviluppano in quella che può essere considerata la quarta generazione e che, rispettivamente alle tendenze citate, vede attivi Antonio Fiore Ufagrà in area romana e don Nello Palloni in Umbria, artisti che prendono avvio proprio da questi nuovi slanci e che, sebbene in antitesi con gli sviluppi artistici delle neo-avanguardie, spingono il futurismo oltre i propri limiti storici confermando ancora una volta le parole di Marinetti che utopisticamente dichiarava “il tempo e lo spazio morirono ieri”.

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Andrea Baffoni è Dottore di ricerca in Storia dell’arte contemporanea e cultore della materia presso l’Università degli Studi di Perugia. Collabora con gli Archivi Gerardo Dottori dal 2004 dove ha svolto le ricerche per il Catalogo generale dell’artista ed è membro tutt’oggi del Comitato scientifico. Ha portato avanti numerosi studi sul Futurismo con mostre e monografie come:  Aerovisioni del Trasimeno (2007), Futurismo prodromo del centenario (2007), Alessandro Bruschetti futurismo aeropittorico e purilumetria (2009), Griffa una rivista futurista degli anni Venti (2010). Sempre in merito al Futurismo ha svolto le ricerche di dottorato su Enrico Prampolini, indagandone i rapporti con l’estero tra gli anni 1916-1926. Nel 2011 ha curato il catalogo Arte e patriottismo nell’Umbria del Risorgimento e ha lavorato per la mostra Alberto Burri Form and Matter per il museo Estorick Collection di Londra pubblicando nel catalogo il saggio Form, space and matter in the work of Alberto Burri e la prima cronologia ragionata sull’artista. Dal 2006 è coordinatore del settore mostre del Corciano Festival, e curatore insieme a Francesca Duranti del Premio Corciano pittura e scultura. Dal 2007 scrive articoli per la rivista di arte contemporanea “Contemporart. Arte & Cultura”, della quale è anche redattore. Recentemente ha pubblicato la monografia Adele Galeotti Rasetti. Vita e opere di un’allieva di Giovanni Fattori, EFFE Fabrizio Fabbri Editore, Perugia 2012.

venerdì 29 marzo 2013

Vitaldo Conte - Futurismo manifesto di Arte Viva


Vitaldo Conte, Accademia di Belle Arti di Roma
Futurismo manifesto di Arte Viva

ABSTRACT

La Vita come CreAzione risulta una sfida continua. È un’arte pulsionale che “vuole” fondersi con la vita, anche quotidiana, in una lingua protesa verso il rinnovamento creativo “a tutto campo”. La spinta di questa “apertura” del Futurismo è entrata in successive avanguardie e nelle attuali poetiche del “fuori genere” come arte. Può costituire l’inizio di un perturbante filo rosso che “rianima” sovente, a intervalli irregolari, il concetto di avanguardia e di posterità della medesima, irrompendo, con il caldo delle sue valenze e del suo pensiero-azione, anche per opporsi alle “formule”, ripetitive e asettiche, della sperimentazione fredda. 
Il Futurismo non è soltanto una molteplice possibilità di espressione, è anche un modo di vivere. Questo ama incontrare emozioni e rischi: per opporsi alle normalizzazioni del quotidiano che spengono l’essere, volendolo liberare, nel contempo, dai condizionamenti della società. La vera arte è talvolta pericolosa e violenta nella sua innocenza. Vivere da futurista è stato (e continua a esserlo per chi si sente di riproporlo in qualche maniera) un modo per rivoluzionare comportamenti dell’esistenza, dichiarando guerra al passato e agli stereotipi correnti. 
La bellezza, che sprigiona un’azione della vita come arte, è già un dono di per se stesso. “L’arte viva” futurista spinge verso un’attività-pensiero anche di gruppo, che alimenta (con il suo movimento) il “fuoco” dell’espressione, sintesi superiore dei vari contributi individuali. Non sorprende, pertanto, che il Futurismo – è avvenuto anche recentemente – torni a “rivivere” in diverse apparenze o altri sintomi, con nuovi “fedeli d’azione”. Vivere da futurista può diventare, in questo millennio, una naturale “maschera-proposta” di valore esistenziale e di ribellione creativa. Questa dimensione può essere vissuta anche condividendo la compagnia o una creatività-live in un pub, in uno spazio qualsiasi (più o meno ispirato al Futurismo): i  suoi eventi sono spesso interpretati e ricordati in un poster di arte-vita, manipolando una grafica demistificante. Questa indicazione “vive” anche nelle estensioni dell’open space della comunicazione virtuale, come è già accaduto nel Net.Futurismo. 
L’eros futurista stesso, che ricorda i testi a sfondo erotico-sociale (Marinetti, Italo Tavolato, ecc.) ma soprattutto la lussuria di Valentine de Saint-Point, ri-diviene “narrazione” di un’attualità visionaria sconfinante nel Trans-Gender. Le sue “nuove” espressioni, che si aprono a ibridazioni CyberSex e Post-Porno, sono inter-testi fra il verbale e il visuale-sonoro-digitale. 
Il Futurismo – “rivissuto oggi” – è debitore, nell’azione, del linguaggio vitalistico dell’arte-vita espresso all’origine da questo movimento. Risulta contaminato dal Dada per la vocazione di quest’ultimo a evadere dai possibili canoni comportamentali, espressivi ed esistenziali, inclusi quelli di costituirsi come un gruppo definito: come l’ascolto del “caso” che diviene una rotta al limite della mistica. Questo Futurismo s’incontra con il linguaggio Dada, ma anche con quello di successive poetiche, coesistendo in una “anarco-continuità” di azione e lettura. 
I riferimenti di questa pulsionale CreAzione ‘Futur-Dada’ sono molteplici: la rivoluzione di Fiume e Guido Keller; le serate futuriste e dadaiste; le poetiche situazioniste e verbo-sonore, vissute fino al “rumore” fisico e digitale; ecc. Esprimono una TransArt che recupera naturalmente la propria appartenenza pulsional a un pensiero-azione di avanguardia, inter-attiva con il social e il ritual. Le sue segnaletiche – ondeggianti tra arte e video, musica e suono, poesia e teatro, culture digitali – sono presenti, più o meno esplicitamente, in diverse attuali poetiche, caratterizzate spesso da manifesti di lirica visionarietà di “arte viva”.

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Vive a Roma. Docente di Storia dell’Arte Contemporanea e Culture Digitali all’Accademia di Belle Arti di Roma. Teorico e saggista, curatore d’arte. Due iniziali pubblicazioni teorico-critiche sono riferimento per la ricerca in Italia: Nuovi Segnali (Antologia e audio-cassetta sulle poetiche verbo-visuali e verbo-sonore it. negli anni ‘70-’80 - Ed. Maggioli, 1983) e Dispersione (Ed. Pendragon, 2000). Tra le pubblicazioni successive: Anomalie e Malie come Arte (2006) e SottoMissione d’Amore (Ed. Il Raggio Verde, 2007). Pubblica con Gepas Ed. blocco-notes e taccuini, tra cui ultimo nel 2012 Pulsional Ritual con G. Sessa (e-book). Il libro Pulsional Gender Art (Avanguardia 21, 2011) “attraversa” percorsi teorici sviluppatisi negli anni 2000-11.
Poeta (lineare, verbo-visuale, video, sonoro-spettacolare) con pubblicazioni, cartelle grafiche, dvd, ecc. Come artista ha partecipato a centinaia di eventi, esposizioni personali e collettive, in Italia e all’estero. Come teorico-performer “ri-nasce” nel 2009 con il nome di Vitaldix: per “vivere come arte” il Futurismo.

mercoledì 27 marzo 2013

Luigi Tallarico - Eredità vissuta come pensiero vivente

Luigi Tallarico (Presidente Centro Studi Futurismo-Oggi)
Eredità vissuta come pensiero vivente

ABSTRACT

L’intervento esamina la tematica del convegno e paragona il termine di “eredità” ad una partita di bilancio, in cui le due voci dell’entrata e dell’uscita vertono, da una parte, sulla validità delle idee e dei principi fin ora perseguiti e, dall’altra, sui valori degli investimenti che resteranno stabili nel prossimo futuro. Vengono infatti esaminati gli aspetti salienti del Futurismo storico con riguardo alle idee, indubbiamente di ordine filosofico e che hanno consentito e consentono alle nuove generazioni di rappresentare, in una mutata realtà estetica e scientifica, il “pensiero vivente” nella e per la continuità del Futurismo.

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Nato a Crotone nel 1926, vive a Roma, ove esercita l’attività di giornalista e critico. È presidente del Centro Studi Futurismo-Oggi e segretario generale del Sindacato Libero Scrittori Italiani, già collaboratore del periodico “Futurismo-Oggi”, diretto da Enzo Benedetto e direttore dei “Artecrazia futurista”. Ha realizzato 24 convegni studi sul Futurismo e sulla Cultura italiana nella Sala “Bologna” del Senato della Repubblica, nonché rassegne sul Futurismo a Roma, Lecce, Crotone, Lamezia Terme. È autore, tra gli altri volumi, di: Per un’ideologia del Futurismo (Volpe, Roma 1970); Le cento anime di F.T. Marinetti (Cartia, Siracusa 1977); Sironi tra Futurismo e Metafisica (Belriguardo, Ferrara 1993); Boccioni dal Meridione all’Europa (Belriguardo, Ferrara 1977); Un secolo futurista (Nemapress, Alghero 2009).

Serge Lorenzo Milan - Inattualità del Futurismo


Serge Lorenzo Milan, Université de Nice Sophia Antipolis
Inattualità del Futurismo

ABSTRACT

L'attualità del Futurismo, a più di secolo dalla fondazione, può essere valutata pertinentemente alla luce dei valori propugnati dal movimento. La violenza  antipassatista, l'esaltazione radicale della velocità e della novità, la passione per l'Italia e l'amore della guerra, teorizzati dagli ideologhi del movimento, colpiscono oggi per la loro epocale obsolescenza. D'altro canto, essi convergono seppur  problematicamente in una celebrazione mediatica dell'arte-vita che sembra invece, per riprendere il titolo di un testo medidato dal giovane Marinetti, di una inattualità nettamente più filosofica.

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Nato a Parigi nel 1968. Dopo studi in Sorbona è ora Maître de Conférences all’Université de Nice - Sophia Antipolis. Oltre a diversi articoli dedicati all’ideologia del Futurismo, ha curato per la San Marco dei Giustiniani di Genova diverse antologie di poesia futurista. Ha pubblicato uno studio sullo stesso tema, L’antiphilosophie du Futurisme (L'Age d'Homme, Lausanne, 2009). Redattore della rivista elettronica Cahiers de Narratologie, è infine co-direttore della collezione "Avant-Garde" per l'editore Delatour France con J.-F. Trubert  et  J.-P. Aubert, con i quali ha curato i due volumi pubblicati nel 2013: Avant-gardes - Frontières, mouvements

martedì 26 marzo 2013

Riccardo Campa - Il futurismo dopo il Futurismo

Riccardo Campa, Università Jagellonica di Cracovia

Il futurismo dopo il Futurismo

ABSTRACT

Esiste il Futurismo, con l’iniziale maiuscola, e il futurismo, con la minuscola. Il primo è un fenomeno storico, con precise caratteristiche, racchiuso in un periodo delimitato, che trova adeguato spazio sui libri di storia. Il secondo è invece un ideale imperituro, un modo di agire e di pensare, un modo di interpretare e di trasformare la realtà che non ha un inizio e una fine facilmente identificabili. Il primo è un insieme di opere, che oggi possono essere solo analizzate o collezionate. Il secondo è lo spirito che presiede alla nascita delle opere futuriste del passato, del presente e del futuro. Il Futurismo, con la maiuscola, è finito, è puro antiquariato. Il futurismo, con la minuscola, è invece ancora tra noi, ed era tra noi anche prima che nascesse Marinetti. Il primo esiste nello stesso senso in cui esiste l’impressionismo, il dadaismo, il surrealismo, ovvero nei musei e nelle collezioni private. Il secondo esiste nello stesso senso in cui esiste il dualismo, il materialismo e l’idealismo, ovvero nelle menti e nei cuori degli uomini. Il secondo include il primo, ma non è vero il contrario. Entrambi i futurismi sono inattuali, ma in due sensi assai diversi. Il Futurismo storico è inattuale perché appartiene ormai al passato. Il futurismo ideale è inattuale perché appartiene sempre al futuro. Per definizione.

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Riccardo Campa è uno studioso italiano che vive e lavora a Cracovia. I suoi interessi di ricerca spaziano nell’intero campo delle scienze sociali, ma è conosciuto in particolare per i suoi contributi all’elaborazione della filosofia transumanista. Laureato in Scienze politiche e in Filosofia all’Università di Bologna, ha conseguito il dottorato in Epistemologia all’Università Nicolaus Copernicus di Torun e l’abilitazione in Sociologia all’Università Jagellonica di Cracovia, dove è attualmente titolare della cattedra di Sociologia della scienza e della tecnica. In passato ha insegnato anche Italianistica nelle università di Torun e di Breslavia, tenendo corsi sulla letteratura futurista. Nel 2004 ha fondato l’Associazione Italiana Transumanisti, di cui è tuttora presidente. È autore di numerosi volumi, tra i quali "Etica della scienza pura", "Mutare o perire" e "Trattato di filosofia futurista".

lunedì 25 marzo 2013

Joan Abelló Juanpere - Tracce di futurismo nel dopoguerra a Barcellona (Catalogna). Tra arti plastiche e letteratura.


Joan Abelló Juanpere (Universitat Pompeu Fabra di Barcellona)
Tracce di futurismo nel dopoguerra a Barcellona (Catalogna). Tra arti plastiche e letteratura.

ABSTRACT

Il Futurismo, terminologicamente nato in Catalogna nel 1904 - vedasi al riguardo la conferenza di Gabriel Alomar tenutasi nell’Ateneu Barcelonès il 18 giugno dello stesso anno - ebbe un discreto successo durante tutta la sua durata. Capeggiato in letteratura e nei manifesti dallo scrittore, poeta e libraio e in pittura dai due uruguaiani d’origine spagnola Torres-Garcia e Barradas che, una volta arrivati a Barcellona, ripresero il movimento e coniarono il termine Vibrazionisme (1917-1920). Ma la morte del lider Salvat-Papasseit nel 1924, il trasloco dei pittori nel 1920 (Torres-Garcia a New York e Barradas a Madrid), la visita di Marinetti a Barcellona nel 1928, con il discredito del movimento scaturito dal nascente giornalismo democratico, l’avvenimento dell’episodico Stato Catalano nel 1931 e la Repubblica Spagnola (1931-1939) chiuderanno la breve ma folgorante influenza del movimento. Si dovrà attendere il dopoguerra per veder emergere tracce significative del Futurismo sui più importanti movimenti d’avanguardia come Dau al Set, e i rispettivi esponenti: il poeta Joan Brossa, il pittore Antoni Tàpies e il filosofo Arnau Puig.

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DAS (Diploma of Advanced Studies) in Filologia Catalana (UB-Universitat de Barcelona), e in Scienze Umanistiche (UPF–Universitat Pompeu Fabra, Barcellona). Diplomato in Gestione Culturale e Fund Raising (ESADE Business School, Barcellona). Critico d’arte e di design, storico. Ha collaborato con diverse Università in Italia, Stati Uniti e Spagna. Attualmente realizza una tesi di laurea sulle relazioni e le influenze delle avanguardie europee nella cultura catalana, dal 1900 al 1924, diretta dal filosofo e scrittore Rafael Argullol (Cattedratico di Estetica e Teoria dell’Arte del Dipartamento di Scienze Umanistiche, UPF).
Ha curato diverse esposizioni e attività sul design e l’arte contemporanea. Del periodo delle avanguardie storiche merita particolare attenzione la sua partecipazione a Futurismo & Futurismi, curata da Pontus Hulten (Palazzo Grassi, Venezia 1986) e la collaborazione in Picasso, L’uomo delle mile maschere (Museu Barbier-Mueller d’Art Precolombí, Barcellona 2006). 
Collabora, come critico d’arte, per diversi mezzi di comunicazione europei. Ha partecipato e coordinato corsi e convegni nazionali e internazionali e ha realizzato molteplici conferenze sull’arte. Pubblica, periodicamente, una pagina critica sull’arte nel settimanale El Temps (Valencia-Barcellona-Palma di Maiorca).
Ha lavorato come commissario e ha curato diverse mostre e progetti per conto di prestigiose istituzioni museali europee: Casa Asia, Barcellona (2002-2003, 2008); Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía (MNCARS), Madrid (2003-2004), Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi, Torino (2006, 2007); La Pedrera de CatalunyaCaixa, Barcellona (2009); Fundació Palau, Caldes d’Estrac (2009); Museu d’Art i Història de Reus (2010); Fundación Antonio Pérez, Cuenca / San Clemente / Guadalajara (2010); Ministero de Gozo, MGOZ-Malta (2010); Museu d’Art i Història de Reus (2010-2011); e Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid (2012). 

domenica 24 marzo 2013

Ida Mitrano - L'uomo moltiplicato di Filippo Tommaso Marinetti e la computer art di Ida Gerosa.


Ida Mitrano, Università Sapienza di Roma
L'uomo moltiplicato di Filippo Tommaso Marinetti e la computer art di Ida Gerosa

ABSTRACT

Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti esalta le potenzialità espressive del nuovo secolo. I moderni mezzi di comunicazione e di trasporto hanno modificato la percezione del reale. Simultaneità, dinamismo, compenetrazione sono i nuovi canoni estetici cui si fonda il linguaggio della nascente avanguardia italiana. I futuristi avvertono la straordinarietà dell’epoca e le nuove prospettive che si aprono all’uomo contemporaneo. Rompono con il passato per costruire un universo futurista dove troverà posto un diverso modello umano: l’uomo moltiplicato.
Scenari nuovi, spazi creativi impensabili, possibilità espressive altre sono quelle che Ida Gerosa ha intuito nel 1983 quando ha iniziato a pensare al computer come mezzo artistico. Come i futuristi l’artista ha cavalcato i tempi, ha creato universi inediti, ha dato vita a una nuova estetica. I suoi video sono visioni di mondi inesplorati, realtà invisibili in movimento, forme in continua trasformazione dove fluisce la vita.

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Storico e critico d’arte, collabora con le Università “Tor Vergata” e “Sapienza” di Roma. Interessata all’arte italiana del primo Novecento, in particolare ai rapporti tra arte e letteratura, arte e architettura, ha pubblicato saggi e articoli su riviste specializzate. Tra le ultime pubblicazioni, Arte contemporanea: tra astrattismo e realismo (con Jolanda Nigro Covre), Carocci, Roma 2011; La Sapienza 1932-1935. Arte, architettura e storia, Casa Editrice Universitaria La Sapienza, Roma 2008.

venerdì 22 marzo 2013

Carolina Fernández Castrillo - Dall'“animale metallico” futurista a GPF Bunny: transgenesi, arte e società

Carolina Fernández Castrillo - Universidad a Distancia de Madrid, España

Dall'“animale metallico” futurista a GPF Bunny: transgenesi, arte e società


ABSTRACT
  
All'inizio del XX secolo, l’influenza esercitata nell’immaginario collettivo dalle nuove certezze scientifiche e dalla crescente presenza dei media risultò essenziale per introdurre il binomio arte-tecnologia. I futuristi ebbero successo nell’esprimere il loro presente con le immagini del futuro, formulando il mito del progresso come utopia della nuova era.

Sin dall'inizio, la simbiosi tra uomo e macchina fu una realtà totalmente assunta dai futuristi. Tra chirurgia, fantascienza e cibernetica, nel Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912) Marinetti annunciò l'avvento dell'“uomo meccanico dalle parti intercambiabili”, anticipando così le protesi tecnologiche. Nel 1915 Giacomo Balla e Fortunato Depero dichiararono la necessità di ricreare integralmente l'universo attraverso paesaggi artificiali e la creazione dell'“animale metallico”.

In questo modo, l’avanguardia italiana antecipava le future pratiche biotecnologiche e, allo stesso tempo, riusciva a entrare nella società dell’epoca costituendosi come strumento della contemporaneità, stabilendo così le basi del nuovo rapporto dell’individuo con la nuova realtà.

A partire dal contributo futurista, passeremo in rassegna le pratiche artistiche in puro stile cyberpunk di Stelarc, Marcel.lí Antúnez Roca, Matthew Barney e le polemiche opere bio-artistiche di Eduardo Kac.


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Carolina Fernández Castrillo. Docente di Media Studies presso l'Universidad a Distancia de Madrid (UDIMA), dirige il Master in Comunicazione Digitale ed il gruppo di ricerca Visual Media and Digital Communication (UDIMA). Dottore europeo di ricerca cum laude presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM) e l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. La tesi di dottorato Il Futurismo come ricostruzione 'poliespressiva dell'universo: dal cinema alla condizione postmedia ha ottenuto il 'Premio Extraordinario de Doctorado UCM' e Menzione del Royal Complutense College, Harvard University (USA). È stata ricercatrice a Yale University (USA), ZKM Center for Art and Media (Germania) e Universiteit Utrecht (Olanda); relatrice in convegni e seminari internazionali e autrice di diversi scritti in materia di futurismo e cultura digitale. Ha anche lavorato come curatrice di eventi culturali e critica di arte specializzata in Futurismo e New Media Art: Lápiz. Revista Internacional de Arte Rinconete (Centro Virtual Instituto Cervantes), etc.

Plinio Perilli - Futurismo anteriore, Futurismi ulteriori. Sopravvivenze, ripercussioni, repêchages, post-novazioni… da F. T. Marinetti ad oggi

Plinio Perilli - studioso indipendente
Futurismo anteriore, Futurismi ulteriori. Sopravvivenze, ripercussioni, repêchages, post-novazioni… da F. T. Marinetti ad oggi


   Forse solo oggi che il Futurismo è ormai definitivamente storicizzato (sterilizzato?) come movimento di valore europeo, e serenamente sdoganato come qualità (o, viceversa, vis modaiola, improntitudine performativa, polemica beceraggine) nel resoconto sincero delle opere – siamo pronti a capire, senza troppe forzature, il peso che questa ormai invecchiata ma grande proposta può o potrebbe avere in seno alla nostra confusa, vorticosa Contemporaneità…
   Il Futurismo anteriore conduce insomma a una miriade di Futurismi ulteriori, molti addirittura inconsci, parecchi recitati, taluni annessi e assorbiti, che la Modernità esplica e interpreta, adotta, mima o parodizza, senza porsi troppi problemi. Tutto sta a capire quali.
  Certo è che fra letteratura e cinema, arte visiva e musica, o quant’altro (dal costume alla politica, per moltissime manifestazioni o plurime emergenze sociali), è ancora in atto un fervido virus neo-futurista, che di volta in volta si fa bacillo o placebo, prezioso antidoto o germe patogeno, vieppiù rafforzato dal secolo trascorso.
   Il primo corollario, perfido e un po’ annoiato, è quello che rinnega l’etica proprio in nome d’una sedicente contro-estetica… E in tempi squisitamente, doverosamente “sinestetici”, è o sarebbe l’errore più imperdonabile. Brutto periodo davvero, quello in cui gli avanguardisti retrogradi e i progressisti in ritardo perfettamente coincidono… E le povere, geniali “visioni simultanee” di Boccioni sono diventate delle plasticate, visionarie ma statiche sovrapposizioni multimediali…


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Plinio Perilli (Roma, 1955) ha esordito come poeta nel 1982, pubblicando un poemetto sulla rivista “Alfabeta”, auspice Antonio Porta. La sua prima raccolta è del 1989, L’Amore visto dall’alto (Amadeus, Montebelluna), finalista quell’anno al Premio Viareggio), ristampata nel 1996. Seguono i racconti in versi di Ragazze italiane (Sansoni, Firenze, 1990, due edizioni, Premio B. Joppolo). Chiude una sorta di trilogia della Giovinezza con il volume Preghiere d’un laico (Amadeus, 1994), che vince vari premi internazionali: il Montale, il Gozzano e il Gatto. L’ultimo suo testo lirico, Petali in luce, è uscito nel 1998, presentato da Giuseppe Pontiggia (Amadeus).
Una raccolta antologica delle sue poesie, Promises of Love (Selected Poems), è stata tradotta in inglese da Carol Lettieri e Irene Marchegiani, ed editata a New York nel 2004 presso le Gradiva Publications della Stony Brook University. Nel 2011 il suo poemetto L’Aquila, sorvolandosi, dedicato al tragico evento del terremoto del 6 aprile 2009, ha vinto il Premio Internazionale Scanno per la Poesia.
Come critico si occupa specialmente di convergenze multidisciplinari e sinestesie artistiche (Storia dell’arte italiana in poesia, Sansoni, 1990), nonché dell’insegnamento della poesia ai giovani e nelle scuole (La parola esteriore. I nuovi giovani e la letteratura, Tracce, Pescara, 1993; Educare in poesia, A.V.E., Roma, 1994). Del 1998 è un grande studio antologico sul ‘900 italiano in rapporto all’idea di Natura (Melodie della Terra. Il sentimento cosmico nei poeti italiani del nostro secolo, Crocetti, Milano, 2ª edizione 2002).
Collabora a numerose riviste e ha curato molti classici, antichi e moderni, dal “Canzoniere” di Petrarca alle liriche di Michelangelo, dai “Taccuini futuristi” di Boccioni alle poesie di Carlo Levi, dagli scritti di Svevo su Joyce a “Inventario privato” di Pagliarani e “Variazioni belliche” di Amelia Rosselli.
Di recente uscita un suo vastissimo e intrecciato repertorio sui rapporti fra il Cinema e tutte le altre arti: “Costruire lo sguardo”. Storia sinestetica del Cinema in 40 grandi registi (Mancosu Editore, Roma, 2009), per rendere finalmente omaggio a tutte le magiche corrispondenze e i più fantasiosi sodalizi espressivi, che intrecciano e irradiano, insieme, l’ispirazione e l’immaginario. A seguire, il volume di scritture e memorie testimoniali RomAmor (“Come eravamo 1968-2008”), uscito nel 2010 presso le Edizioni del Giano, tutto dedicato al rapporto fra Roma come entità ed amalgama letterario, e i grandi numi tutelari della seconda metà del ’900, fino ai nostri ultimi anni: da Gadda a Moravia, da Flaiano a Pasolini, da Amelia Rosselli a Dario Bellezza, etc.
Ha tenuto numerose conferenze, presentazioni e prolusioni presso le maggiori università italiane ed americane.