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venerdì 29 marzo 2013

Antonio Saccoccio - Futurismo Duemila: il ritorno dei barbari nella civiltà delle reti


Antonio Saccoccio, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"
Futurismo Duemila: il ritorno dei barbari nella civiltà delle reti

ABSTRACT

Un secolo fa i futuristi furono i primi ad accorgersi che un’enorme rivoluzione tecno-scientifica (telefono, grammofono, cinematografo, automobile, aereo, etc.) stava riconfigurando brutalmente l’ambiente e la psicologia umana. Si definirono “primitivi di una nuova sensibilità completamente trasformata”, ma anche “barbari superiori”, “barbari civilizzatissimi”. Celebrarono la potenza generata dalle macchine e dall’elettricità, perché utile a scuotere l’Italia (e non solo) dal torpore e dall’immobilismo in cui era piombata. Imposero, a volte creandoli ex novo, alcuni termini ed espressioni per definire la nuova sensibilità: velocità, sintesi, dinamismo, simultaneità, immaginazione senza fili, antigrazioso. I futuristi furono quindi audaci demolitori del vecchio mondo e appassionati ricostruttori di un nuovo universo.
Oggi la rivoluzione delle reti digitali sta sconvolgendo e vivificando nuovamente la nostra sensibilità, aprendo la strada a una nuova demolizione/ricostruzione globale. Ecco tornare i barbari, ecco emergere nuovi interpreti futuristi di questo momento di trasformazione. E anche stavolta nuove parole d’ordine si insinuano viralmente nel dibattito pubblico: neotribalismo, cyberdemocrazia, retealtà, galassia internet, oltre-arte.

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Nasce a Roma nel 1974. In qualità di ricercatore militante nel campo dei linguaggi d’avanguardia (arti, letteratura, musica) e dei nuovi media, è intervenuto in conferenze, seminari e convegni nazionali e internazionali, presso università e altri centri di cultura. Diversi suoi articoli, saggi, testi creativi, manifesti, interviste compaiono in volumi pubblicati da editori italiani ed esteri (Rodopi, Lothringer, Sinestesie, Vecchiarelli, Armando, Avanguardia 21, De Gruyter, etc.). Collabora da diversi anni con la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Tor Vergata” di Roma.
È tra i fondatori del Net.Futurismo e del M.A.V. (Movimento per l’Arte Vaporizzata), con i quali conduce dal 2008 attività di ricerca e sperimentazione nel campo delle arti visive, sonore, performative e delle reti digitali, realizzando composizioni acustiche ed elettrorumoristiche, manifesti, poesie sonore, installazioni e sabotaggi mediali. Ha teorizzato la necessità di una “terza avanguardia”, che sia in grado di interpretare il momento di transizione provocato dall’espansione delle reti digitali.
È socio fondatore e presidente del comitato di ricerca della casa editrice “Avanguardia 21”, specializzata in pubblicazioni riguardanti le avanguardie storiche e contemporanee.

Vitaldo Conte - Futurismo manifesto di Arte Viva


Vitaldo Conte, Accademia di Belle Arti di Roma
Futurismo manifesto di Arte Viva

ABSTRACT

La Vita come CreAzione risulta una sfida continua. È un’arte pulsionale che “vuole” fondersi con la vita, anche quotidiana, in una lingua protesa verso il rinnovamento creativo “a tutto campo”. La spinta di questa “apertura” del Futurismo è entrata in successive avanguardie e nelle attuali poetiche del “fuori genere” come arte. Può costituire l’inizio di un perturbante filo rosso che “rianima” sovente, a intervalli irregolari, il concetto di avanguardia e di posterità della medesima, irrompendo, con il caldo delle sue valenze e del suo pensiero-azione, anche per opporsi alle “formule”, ripetitive e asettiche, della sperimentazione fredda. 
Il Futurismo non è soltanto una molteplice possibilità di espressione, è anche un modo di vivere. Questo ama incontrare emozioni e rischi: per opporsi alle normalizzazioni del quotidiano che spengono l’essere, volendolo liberare, nel contempo, dai condizionamenti della società. La vera arte è talvolta pericolosa e violenta nella sua innocenza. Vivere da futurista è stato (e continua a esserlo per chi si sente di riproporlo in qualche maniera) un modo per rivoluzionare comportamenti dell’esistenza, dichiarando guerra al passato e agli stereotipi correnti. 
La bellezza, che sprigiona un’azione della vita come arte, è già un dono di per se stesso. “L’arte viva” futurista spinge verso un’attività-pensiero anche di gruppo, che alimenta (con il suo movimento) il “fuoco” dell’espressione, sintesi superiore dei vari contributi individuali. Non sorprende, pertanto, che il Futurismo – è avvenuto anche recentemente – torni a “rivivere” in diverse apparenze o altri sintomi, con nuovi “fedeli d’azione”. Vivere da futurista può diventare, in questo millennio, una naturale “maschera-proposta” di valore esistenziale e di ribellione creativa. Questa dimensione può essere vissuta anche condividendo la compagnia o una creatività-live in un pub, in uno spazio qualsiasi (più o meno ispirato al Futurismo): i  suoi eventi sono spesso interpretati e ricordati in un poster di arte-vita, manipolando una grafica demistificante. Questa indicazione “vive” anche nelle estensioni dell’open space della comunicazione virtuale, come è già accaduto nel Net.Futurismo. 
L’eros futurista stesso, che ricorda i testi a sfondo erotico-sociale (Marinetti, Italo Tavolato, ecc.) ma soprattutto la lussuria di Valentine de Saint-Point, ri-diviene “narrazione” di un’attualità visionaria sconfinante nel Trans-Gender. Le sue “nuove” espressioni, che si aprono a ibridazioni CyberSex e Post-Porno, sono inter-testi fra il verbale e il visuale-sonoro-digitale. 
Il Futurismo – “rivissuto oggi” – è debitore, nell’azione, del linguaggio vitalistico dell’arte-vita espresso all’origine da questo movimento. Risulta contaminato dal Dada per la vocazione di quest’ultimo a evadere dai possibili canoni comportamentali, espressivi ed esistenziali, inclusi quelli di costituirsi come un gruppo definito: come l’ascolto del “caso” che diviene una rotta al limite della mistica. Questo Futurismo s’incontra con il linguaggio Dada, ma anche con quello di successive poetiche, coesistendo in una “anarco-continuità” di azione e lettura. 
I riferimenti di questa pulsionale CreAzione ‘Futur-Dada’ sono molteplici: la rivoluzione di Fiume e Guido Keller; le serate futuriste e dadaiste; le poetiche situazioniste e verbo-sonore, vissute fino al “rumore” fisico e digitale; ecc. Esprimono una TransArt che recupera naturalmente la propria appartenenza pulsional a un pensiero-azione di avanguardia, inter-attiva con il social e il ritual. Le sue segnaletiche – ondeggianti tra arte e video, musica e suono, poesia e teatro, culture digitali – sono presenti, più o meno esplicitamente, in diverse attuali poetiche, caratterizzate spesso da manifesti di lirica visionarietà di “arte viva”.

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Vive a Roma. Docente di Storia dell’Arte Contemporanea e Culture Digitali all’Accademia di Belle Arti di Roma. Teorico e saggista, curatore d’arte. Due iniziali pubblicazioni teorico-critiche sono riferimento per la ricerca in Italia: Nuovi Segnali (Antologia e audio-cassetta sulle poetiche verbo-visuali e verbo-sonore it. negli anni ‘70-’80 - Ed. Maggioli, 1983) e Dispersione (Ed. Pendragon, 2000). Tra le pubblicazioni successive: Anomalie e Malie come Arte (2006) e SottoMissione d’Amore (Ed. Il Raggio Verde, 2007). Pubblica con Gepas Ed. blocco-notes e taccuini, tra cui ultimo nel 2012 Pulsional Ritual con G. Sessa (e-book). Il libro Pulsional Gender Art (Avanguardia 21, 2011) “attraversa” percorsi teorici sviluppatisi negli anni 2000-11.
Poeta (lineare, verbo-visuale, video, sonoro-spettacolare) con pubblicazioni, cartelle grafiche, dvd, ecc. Come artista ha partecipato a centinaia di eventi, esposizioni personali e collettive, in Italia e all’estero. Come teorico-performer “ri-nasce” nel 2009 con il nome di Vitaldix: per “vivere come arte” il Futurismo.